Ieri (15/12) è stata la giornata internazionale del tè. Come tutti ben sanno, il tè è una bevanda consistente in un infuso ricavato dall’infusione delle foglie della omonima pianta (nome scientifico Camelia sinensis), ed è la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua. A seconda dell’età della foglia della pianta e del trattamento a cui sono sottoposte dopo il raccolto, si ottengono i differenti tipi di tè che sono comunemente acquistabili (tè verde, tè nero, tè bianco…).

Tutti i tipi di tè contengono caffeina, flavonoidi, polifenoli (particolarmente le catechine) e vitamine del gruppo B in concentrazioni diverse a seconda della tipologia di trattamento delle foglie.

Il tè nero contiene una maggiore quantità di caffeina, e per questo motivo è utilizzato come stimolante per il sistema nervoso analogamente al caffè.

Il tè verde invece è molto più ricco in polifenoli e per questo motivo ha una notevole azione antiossidante, con un’azione benefica sull’invecchiamento cellulare. E’ utile ricordare che se si aggiunge del latte al tè, gli effetti antiossidanti dei flavonoidi sono neutralizzati dalla caseina del latte.

L’uso del tè nei sintomi gastrointestinali

Il principale uso del tè nei sintomi gastrointestinali è nella diarrea. Essendo una bevanda, ovviamente riduce il rischio di disidratazione, ma il principale motivo per cui il tè è utile nelle sindromi diarroiche è legato alle sue proprietà antisettiche e riequilibranti la flora batterica intestinale: questo studio ha infatti dimostrato come almeno 12 componenti del tè nero siano efficaci nel ridurre la concentrazione delle specie batteriche più frequentemente  implicate nella genesi della diarrea, favorendo una maggiore diversità microbica del microbiota intestinale. In questi casi, è meglio bere tè con il miele piuttosto che con lo zucchero, visto che il miele è più ricco di sali minerali, che vengono normalmente persi con le scariche diarroiche.

D’altra parte, il tè può essere utile anche nella stitichezza: l’effetto lassativo è legato alla concentrazione di catechine, che si trovano soprattutto nel tè verde. Queste sostanze hanno la peculiarità di essere degradate in brevissimo tempo dopo l’infusione, per cui dopo circa 10 minuti di infusione sono completamente scomparse, mentre se ne ottiene la massima concentrazione dopo solo un minuto di infusione. Di conseguenza, il tempo di infusione sarà fondamentale per scegliere l’effetto voluto a livello clinico: una lunga infusione sarà indicata nella diarrea, mentre una breve infusione (soprattutto se di tè verde) può apportare un beneficio nella stipsi.

Nei pazienti affetti da malattia da reflusso gastroesofageo è molto diffusa la credenza che il tè sia nocivo e possa scatenare il reflusso. In realtà, come confermato da molti studi (questo condotto su 1837 pazienti cinesi è il più recente) il tè non ha alcun ruolo nello sviluppo dei sintomi, ma anzi ha un effetto procinetico sulla peristalsi gastrica (particolarmente il tè nero), riducendo il rischio di reflusso, come dimostrato da questo studio indiano di qualche anno fa. Il tè verde invece grazie alla concentrazione di polifenoli ha un ruolo anti-infiammatorio nella esofagite e nella gastrite. Di conseguenza, nei sintomi gastrointestinali superiori il tè è assolutamente una bevanda da consigliare.